I solidi risultati della stagione degli utili negli Stati Uniti hanno aiutato i mercati azionari americani a reggere l’urto delle notizie negative legate alla guerra in Iran e al rincaro del petrolio.
Daniel Morris, Chief Market Strategist
Dal recente minimo del Brent, pari a 99 dollari al barile il 17 aprile – prima della guerra il prezzo era di 71 dollari – le quotazioni sono risalite fino a 124 dollari, per poi ridiscendere a 106 dollari al 14 maggio. Nello stesso periodo, lo S&P 500 è salito del 5,3%, mentre l’indice MSCI World ex USA ha perso lo 0,6% in valuta locale.
Ora che la stagione degli utili è alle spalle, tuttavia, i mercati potrebbero fare più fatica a trovare buone notizie capaci di compensare gli sviluppi meno incoraggianti provenienti dal Medio Oriente. Per gli Stati Uniti, la fonte di sostegno potrebbe arrivare dai dati macroeconomici.
Ad aprile, i dati sui nuovi posti di lavoro non agricoli hanno mostrato un altro mese di crescita occupazionale piuttosto solida. È stato osservato che il settore sanitario ha nuovamente contribuito alla quota maggiore degli incrementi, ma una forte creazione di posti di lavoro in questo comparto è la norma da decenni, complice l’invecchiamento della popolazione statunitense. Più rilevanti sono stati invece i progressi registrati in altre aree del mercato del lavoro (si veda Grafico 1).

Alcuni hanno interpretato i cali nei settori delle attività finanziarie e dell’informazione come un segnale di distruzione di posti di lavoro causata dall’intelligenza artificiale. Alla luce delle notizie sui licenziamenti aziendali, è plausibile che l’AI stia già avendo un certo impatto, ma al momento sembra improbabile che sia significativo. L’occupazione nei servizi professionali ha comunque continuato a crescere; inoltre, le perdite nelle attività finanziarie si sono concentrate nel settore assicurativo, tradizionalmente lento nei cambiamenti, mentre il calo nell’informazione deriva soprattutto dall’industria cinematografica.
Con il tasso di disoccupazione degli adulti stabile sotto il 4% e una crescita salariale in miglioramento, il mercato del lavoro statunitense appare per ora solido. Questo lascia prevedere una domanda dei consumatori stabile, nonostante i prezzi elevati della benzina. Il dato di aprile sulle vendite al dettaglio core, in aumento dello 0,5% su base mensile, conferma questa lettura.
Uno scenario economico divergente in Europa e in Asia
L’Europa, al contrario, è più esposta al rischio nel caso in cui lo Stretto di Hormuz resti chiuso e il calo delle scorte petrolifere porti a un nuovo balzo dei prezzi. I dati economici recenti sono stati meno incoraggianti rispetto agli Stati Uniti.
Ad aprile, gli indici PMI del settore dei servizi sono scesi nella maggior parte dei principali paesi europei, passando in alcuni casi da un’area di espansione a una di contrazione, oppure approfondendo ulteriormente la fase recessiva. Negli Stati Uniti, invece, i PMI dei servizi sono rimasti stabili o sono migliorati, indicando ancora un’espansione del settore.
Questo contesto economico divergente si è riflesso anche nell’andamento delle azioni europee rispetto a quelle statunitensi, misurate attraverso l’Indice Russell Value, che presenta una composizione settoriale simile.
Fino allo scoppio della guerra, i rendimenti erano comparabili: entrambi gli indici erano in rialzo del 7% a fine febbraio. Da allora, le azioni europee hanno perso il 3%, mentre i titoli value statunitensi hanno guadagnato il 4%.
Anche la Cina, e più in generale l’Asia, è maggiormente esposta alla crisi rispetto ad altre regioni. La crescita del credito in Cina ha rallentato e gli indici PMI si trovano solo lievemente in territorio espansivo. Le esportazioni hanno rappresentato l’ancora di salvezza dell’economia, ma è improbabile che questa strategia sia sostenibile nel lungo periodo.
I paesi destinatari dell’ondata di importazioni cinesi a basso costo sono sempre più preoccupati per la propria base industriale e potrebbero aumentare le restrizioni commerciali in futuro.
La guerra in Iran, però, ha probabilmente solo aggravato i problemi di un’economia che era già debole. Le azioni cinesi, escluso il settore tecnologico, hanno sottoperformato l’universo più ampio dei mercati emergenti dall’inizio dell’anno (si veda Grafico 2).

Il divario è ancora più ampio nel settore tecnologico. Mentre i titoli tech di Taiwan e Corea del Sud sono saliti rispettivamente del 58% e del 157% da inizio anno, quelli cinesi hanno perso il 12%.
Gli investitori nel mercato azionario cinese sperano che il recente vertice tra Cina e Stati Uniti porti a un miglioramento concreto nei rapporti tra le due superpotenze.